Agrigento (Girgenti in siciliano) è un comune italiano di 59.196 abitanti, capoluogo della provincia omonima in Sicilia.
Nella sua storia millenaria ha avuto ben quattro nomi: Ἀκράγας per i Greci, Agrigentum per i Romani, Kerkent o Gergent per gli Arabi; per i Normanni era Girgenti, nome ufficiale della città fino al 1929, quando, durante il periodo fascista, venne utilizzata un’italianizzazione del nome che aveva la città durante l’Impero Romano, Agrigento. Agrigento assunse l’attuale denominazione con [R.d.] n.1143 del 16 giugno 1927.
Proclamata da Federico II, nel 1932, “città magnifica”, sia per la Cattedrale, sia per i palazzi, le numorose chiese (48), i monasteri e i santuari, che ricordano la gloria del passato, non ha quella rinomanza che avrebbe meritato come città medioevale e moderna ricca di opere d’arte.
Disposta su due amene colline, il Colle di Girgenti ad Ovest e la Rupe Atenea ad Est, la città occupa una posizione dominante. Fu il filosofo e scienziato Empedocle a suggerire di aprire un varco tra le due colline, detto “taglio” o “nave” di Empedocle per fare circolare aria sana e quindi vincere la malaria che afflliggeva la città antica.
Origini e storia:
Famosa per la sua bellezza, i suoi traffici e le sue favolose ricchezze, Agrigento fu anche un fiorente centro culturale, patria del filosofo Empedocle, frequentata da Pindaro e Simonide, visitata da Cicerone, descritta da Virgilio nell’Eneide. Dal medioevo fino ai nostri giorni, ha richiamato e ispirato diversi filosofi, scrittori, poeti e pittori. Solo per citare i più noti: Ludovico Ariosto, Johann Wolfgang Goethe, Guy de Maupassant, Alexandre Dumas, Anatole France, Murilo Mendes, Lawrence Durrell, Francesco Lojacono, Nicolas de Stael, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello.
Storici e geografi antichi, descrivono le meraviglie e le ricchezze di Akràgas, città con 300.000 abitanti. Anche Polibio che visitò Agrigento al tempo della seconda guerra punica – quando la città era, dopo la sua grande catastrofe, in uno stato d’irreparabile decadenza – ne celebra tuttavia i resti dell’antico splendore. Oltre ai templi famosissimi, fra le cose più celebrate dell’antica Agrigento erano gli acquedotti – costruiti da Feace – che alimentavano d’acqua le case e le monumentali fontane della città. Questi acquedotti toglievano l’acqua dai monti a tergo della città, che allora erano coperti di secolari boscaglie, quindi umidi e freschi.
Punti d’interesse:
L’Agorà, spaziosa quant’altra mai, era adorna di monumenti: la Necropoli dalle tombe magnifiche dei più illustri e facoltosi cittadini, gareggiava in splendore colla città dei vivi. Lassù, ove ora sorgono ruderi di mura antiche, sulla Rupe Atenea, si vedevano i templi di Minerva, di Giove Atabirio e di Giove Polieo: ove ora sta la Cattedrale sorgeva la mole imponente della Rocca. E giù sui clivi dell’ondeggiante montagna, inclusa nell’ampio circuito di tante miglia, col diametro dalla Rupe Atenea al Tempio di Giove Olimpio, dalla Porta di Gela all’Acropoli – sopra un’altra sotterranea città – si stendeva tutta la città, ricca di fastosi edifici, tagliata a larghe vie, ombreggiate di mirti, di cedri, di pioppi.