L’ esposizione, realizzata in collaborazione con The Museum of Contemporary Art di Los Angeles, copre completamente i 2.000 metri quadrati del terzo piano del museo progettato da Frank Gehry e consente di ripercorrere l’ itinerario artistico del versatile autore giapponese: il particolare universo di Murakami, a cavallo fra la tradizione giapponese, le correnti nipponiche contemporanee di animazione e i manga, i celebri pupazzi animati, la pop-art americana e il surrealismo europeo.
LA VITA DI MURAKAMI IN MOSTRA
La mostra, curata da Paul Schimmel, propone i primi lavori dell’ artista, negli anni Novanta, in cui Murakami esplora la propria identità alla ricerca di una propria “impronta”; ma anche le sculture su grande scala, autentiche icone dell’ autore, fino agli oggetti fatti a mano, ai progetti di animazione, ai lavori collegati al mondo della moda degli ultimi anni.
UNA PITTURA A DUE DIMENSIONI
Nel corso della presentazione della mostra ai media, Murakami ha ricordato che “nell’ arte giapponese la pittura è molto bidimensionale, mentre in Occidente è tridimensionale” e che una delle sue maggiori preoccupazioni “è stata quella di combinare i due modelli”. Da parte sua, Paul Schimmel ha sottolineato che “attraverso la sua carriera, Murakami ha fatto della sua eredità personale e artistica un amalgama di tradizioni giapponesi, europee e nordamericane, che ha saputo combinare in un’ unica estetica, che ha generato una proliferazione di icone e immagini distintive”.
I BRAND ARTISTICI
Il precoce interesse dell’ artista per il branding, l’ utilizzo dei marchi, è testimoniato da “Signboard Takashi”, un’ opera in cui Murakami si appropria del logo della compagnia giapponese Tamiya – leader della produzione di costruzioni di plastica per modellismo – con cui identifica la sua infanzia, e lo modifica creando un’ insegna col suo nome sullo slogan dell’ azienda: “Primi in qualità in tutto il mondo”.
Murakami, come ha spiegato il curatore della mostra, adotta questa frase con l’ obiettivo di mostrare ottimismo e fiducia rispetto al clima di pessimismo che si respirava nel Giappone del dopoguerra, in agonia per la profonda crisi economica. La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato dalla grafica di Green Dragon Office, Lorraine Wild, con saggi dei principali conservatori ed esperti dell’opera di Murakami, come Dick Hebdige, Midori Matsui, Scott Rethkopf, Mika Yoshitake e Paul Schimmel.
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